Esplorazioni glaciali – Christian Casarotto

Nei secoli i ghiacciai hanno rappresentato i limiti delle esplorazioni estreme: spazi remoti e ostili, difficili da raggiungere e da percorrere. Moderne tecnologie e attrezzature ne facilitano l’esplorazione e consentono di svolgere attività di ricerca dirette e costanti, fondamentali per monitorare l’impatto della crisi climatica ed individuare le migliori strategie di intervento.

A cura di Christian Casarotto

Inverno. Sul ghiacciaio dell’Adamello sta nevicando. La neve che ricopre la sua superficie non è però solo un fenomeno estetico, ma una componente cruciale del bilancio di massa dei ghiacciai. Il bilancio di massa è la differenza tra l’acqua accumula sotto forma di neve durante l’inverno e quella persa per fusione – della neve e del ghiaccio – in estate. Come per un bilancio economico, quando l’accumulo è maggiore delle perdite il bilancio sarà positivo e il ghiacciaio, alle quote più elevate, aumenterà la propria massa. Questa massa di neve residua delle alte quote rappresenta la fabbrica per la costruzione di nuovo ghiaccio che, trasferito per gravità alle quote inferiori, porterà negli anni successivi ad una avanzata glaciale.

Ma dalla fine degli anni 80 del secolo scorso i bilanci misurati sui ghiacciai italiani restituiscono numeri negativi. La quantità d’acqua persa per fusione è maggiore di quella accumulata in inverno, i bilanci sono negativi e la conseguente riduzione glaciale diventa inevitabile. Ciò è determinato soprattutto dall’aumento delle temperature che porta ad una maggiore fusione estiva e all’innalzamento del limite delle nevicate invernali.

Il bilancio di massa dei ghiacciai non è solo una questione scientifica. Il bilancio di massa dei ghiacciai ha implicazioni dirette sulla vita quotidiana in quanto le risorse idriche che utilizziamo in agricoltura, industria, usi civici e altro, dipendono anche dall’acqua che i ghiacciai e le nevi immagazzinano, rilasciandola lentamente durante l’estate. Per questo motivo, le montagne sono state descritte come la “water tower”, ovvero una importante riserva di acqua capace di alimentare e governare il deflusso e le portate dei torrenti e dei fiumi.

L’acqua è considerata una risorsa vulnerabile. Lo stoccaggio stagionale dell’acqua nella neve e nel ghiaccio agisce ritardando il deflusso e il ritiro e la perdita dei ghiacciai possono quindi avere un impatto significativo sulla quantità e sui tempi di disponibilità dell’acqua. Le recenti attività svolte dal Muse sono perciò orientate a comprendere il peso che neve, ghiaccio e precipitazioni liquide svolgono nel deflusso idrico. In un’ottica di cambiamento climatico, l’assenza dei ghiacciai e la riduzione delle precipitazioni nevose potrebbero certamente portare a importanti modifiche nel regime idrologico e, quindi, nella gestione dell’acqua.

I ghiacciai rappresentano un indicatore sensibile e immediato del cambiamento climatico in atto. Il loro bilancio di massa, oggi sempre più negativo, ci parla di un sistema in rapido disequilibrio. Le montagne, un tempo serbatoi sicuri d’acqua, rischiano di non poter più assolvere a questo ruolo vitale. Comprendere e proteggere questi processi non è soltanto un compito della scienza, ma una responsabilità collettiva: perché nel destino dei ghiacciai si riflette, in modo inevitabile, anche il destino dell’uomo.